Per quanto concerne il gnam gnam e il glu glu avviso che la Sardegna è assai varia in materia di eno gastronomia.
A casa di un allevatore di pecore è difficile non accettare il formaggio scaldato al fuoco del camino e poi colato sul pane.
Ancora più difficile è il non gradire la ricotta e il miele spalmati sul pane carasau, dopo essersi presi la soddisfazione di aver compiuto un trek faticoso, ma paesaggisticamente appagante, quale il salire a Tiscali dalla Valle di Lanaittu, discendere sull’altro versante, attraversare la gola di Doloverre e saltellare giù per la Scala di Surtana fino alle rive del Rio Flumineddu nella Valle dell’Oddoene.
Il vino che serve da compagnia alle due specialità, che risalgono ai tempi di Omero e anche prima, è senza dubbio il moscatellone.
Rimanendo nell’ambito pastorale, un carissimo amico di Dorgali mi ha preparato un piatto di spaghetti al caglio di capretto. Non fatevi venire delle paralisi alla bocca con certe smorfie perché quel piatto, ve lo assicuro, era veramente squisito.
Il vino, in questo caso era un super cannonau. Ma non tutti hanno possibilità di godere di certe amicizie nel corso di un breve soggiorno in Sardegna.
Mi attengo, pertanto ai piatti tradizionali più facili da reperire.La prima volta che andai a Lanusei chiesi, in un ristorante, il piatto più tipico. Mi prepararono il pane frattau, ovvero il pane carasau ammollito con il brodo, poi pomodoro, formaggio, e un bel occhio rosso di uovo.
Che piatto, gente! Ma non solo le più semplici ricette culinarie risultano essere gustose.
Su succu, piatto tipico di Busachi è, a mio parere, il più particolare (tagliatelle, brodo carne e molto, molto zafferano. Poi ci sono i curlungiones (ravioli di patate) di Seui e di Seulo, la zuppa gallurese da Olbia a Santa Teresa, i maccaroni di busa di Dorgali e Oliena, a pari merito con i gnocchetti alla campidanese del Sud Sardegna e i ravioli di ricotta al sapore dell’arancio (buccia grattugiata) o di mentuccia, rintracciabili negli agriturismi.
Parlando dei secondi piatti, è inutile nominare il maialetto in quanto arci-conosciuto; avverto che capretto e agnello sono super ottimi e altrettanto dicasi di pecora e capra.Le panadine di Oschiri e le panade di Assemini, recipienti in pasta di pane contenenti intingoli a base di anguille o carne di pecora con carciofi, rappresentano una piacevole variante della tradizione agraria.
Per i pesci segnalo le triglie di scoglio e il pagello. Notevole è lo sfornato di mustella (chiederlo negli agriturismi oristanesi, unitamente alla merca, ovvero il muggine bollito, conservato nelle foglie della pianta chiamata merca).
Poi ci sono i piatti a base di tonno nell’arcipelago del Sulcis e il pesce spada, che in rari ristoranti diventa una prelibatezza.Ad Alghero l’aragosta alla catalana è super super, e altrettanto dicasi per il cus-cus e il pesto alla genovese a Carloforte e Calasetta. Il retaggio storico non scherza, anzi c’insegna che le radici di un popolo affiorano nella cucina (e nel carattere).
L'eccellenza dei crostacei la rilevo negli scampi arrosto e nei gamberoni lessati (provare per credere!), gli altri crostacei li conoscete anche voi.
Per il glu glu oltre, alla famosa vernaccia come aperitivo ( il profumo di quella che si produce a Baratili e Cabras lo sento a distanza) , rammento il moscatellone (zibibbo) di Sant’Antioco, Calasetta e Carloforte come vino da dessert, unitamente al nasco del cagliaritano; poi, quali vini da pasto, ci sono i conosciutissimi vermentini e giogantini, dalla Gallura ad Alghero; il cannonau nel Nuorese; il nuragus (assai adatto per i crostacei) e il monica nel cagliaritano; il carignano nel Sulcis.
Tanto per nominare solo alcuni e sfatare leggende: il vino del prete (malvasia), blasone di Bosa e dintorni, assomiglia molto al moscatellone di Sant’Antioco. Per quanto attiene i vini bariccati vi sono almeno dieci rinomate cantine che li producono con riconoscimenti internazionali.
Non essendo un wine writers ma un semplicissimo tradizionalista della tavola, preferisco i vini ottenuti con metodi che privilegiano il sapore del vino anziché quello del legno. Coloro che frequentano la Sardegna solo d’estate non immaginano il sapore e la fragranza, degli agrumi sardi: arance, mandarini, mandaranci e clementini.
La capitale degli agrumi sardi è Muravera, seguita da Villacidro che detiene la leader ship per le ciliege.
Le melagrane sono squisitissime ovunque. Le pesche sono predominio di San Sperate.
L'acqua minerale è ottima.
Da molte fonti sgorgano acque ricche di litio, ma quelle che preferisco sono le acque che zampillano in zone ricche di graniti.
L’olio extra-vergine può competere con altre regioni, e, ultimamente, ha ottenuto i riconoscimenti (nazionali ed internazionali) che merita.
Le produzioni più rinomate si estendono da Alghero a Gonnosfanadiga, da Cagliari e Villamassargia.La principale produzione di zafferano la si trova a San Gavino Monreale, buone produzioni anche nella Marmilla.
Tra i digestivi vi sono il mirto, il Villacidro, e il super famoso fil di ferro (non fatemi dire perché si chiama così), ovvero la grappa che può essere distillata da vinaccia o da vino, aromatizzata in modi diversi.